Triplicati gli attacchi ai sistemi idrici nelle zone di conflitto fra il 2021 e il 2025 – Nuovo rapporto “Water Under Fire”
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Secondo un nuovo rapporto dell’UNICEF pubblicato oggi, gli attacchi segnalati che hanno danneggiato o distrutto i sistemi idrici e igienico-sanitari nelle zone di conflitto sono triplicati tra il 2021 e il 2025, aumentando il rischio per i bambini di epidemie, malnutrizione e violenza.
Il rapporto “Water Under Fire - Volume 4” documenta gli attacchi che hanno danneggiato i sistemi idrici e igienico-sanitari (WASH), gli operatori e gli utenti in 23 paesi e territori tra gennaio 2021 e giugno 2026. Il rapporto rileva una tendenza crescente degli attacchi, con episodi sempre più frequenti e diversificati che interessano aree geografiche sempre più estese a livello globale.
Il rapporto descrive sette tipi di attacchi: dai bombardamenti contro impianti di trattamento, condutture e pozzi alla contaminazione delle fonti idriche, fino alle restrizioni sui pezzi di ricambio e sui prodotti chimici utilizzati per il trattamento. In Sudan, a marzo 2024, solo uno dei 13 impianti di trattamento dell’acqua dello Stato di Khartoum era ancora funzionante. In Burkina Faso, tra il 2020 e il 2025, più di 145 punti di approvvigionamento idrico erano stati distrutti in seguito ad attacchi, interrompendo l’accesso all’acqua a circa 830.000 persone, di cui oltre la metà erano bambini. A Gaza, dall’ottobre 2023, più di 130.000 metri di condotte fognarie sono stati danneggiati e le acque reflue non trattate venivano scaricate nel Mar Mediterraneo o in bacini di raccolta temporanei.
Acqua e servizi essenziali nel mirino dei conflitti
"Gli attacchi ai sistemi idrici e igienico-sanitari privano i bambini dell’acqua potabile sicura e dei servizi essenziali che dipendono dall’acqua per funzionare efficacemente", ha dichiarato Catherine Russell, Direttrice Generale dell’UNICEF. "Gli operatori umanitari fanno del loro meglio per garantire il flusso dell’acqua nonostante il crescente numero di attacchi. Tuttavia, le riparazioni non possono sostituire la protezione di queste strutture, prevista dal diritto internazionale umanitario".
Il rapporto mostra come l’approvvigionamento idrico possa essere interrotto anche laddove tubature e pompe siano intatte. In Ucraina, a dicembre 2022, gli attacchi alle infrastrutture energetiche avevano lasciato quasi 7 milioni di bambini senza accesso costante all’elettricità, al riscaldamento e all’acqua. In Iraq, un attacco con droni a un giacimento di gas nel novembre 2025 ha ridotto la produzione di elettricità in tutta la Regione del Kurdistan di circa l’80% e le autorità hanno dovuto razionare l’energia tra progetti idrici, ospedali e città.
Le conseguenze vanno ben oltre l’accesso all’acqua potabile. Senza acqua pulita, le strutture sanitarie non possono sterilizzare le attrezzature, assistere in sicurezza i parti né preparare il latte terapeutico utilizzato per curare i bambini gravemente malnutriti. La diarrea ricorrente causata dall’acqua non potabile impedisce ai bambini di assorbire le sostanze nutritive di cui hanno bisogno e indebolisce la loro capacità di combattere le infezioni che si moltiplicano quando l’acqua è contaminata o inaccessibile.
Proteggere l’acqua significa proteggere i bambini
Nei campi profughi del Ciad orientale che ospitano rifugiati provenienti dal Sudan, l’OMS ha collegato un’epidemia di epatite E allo scarso accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. La metà dei 2.092 casi sospetti registrati tra gennaio e aprile 2024 riguardava bambini di età compresa tra i 6 e i 17 anni.
Il rapporto documenta inoltre come alcuni bambini siano stati uccisi, feriti o abbiano subito danni mentre erano in fila per l’acqua, con numerosi esempi documentati a Gaza. Nei casi in cui le famiglie devono andare a prendere l’acqua fuori casa, in sette famiglie su dieci sono le donne e le ragazze a occuparsene. Percorsi più lunghi e pericolosi aumentano il rischio di violenza sessuale e sottraggono tempo alla scuola.
Anche chi garantisce l’erogazione dell’acqua è a rischio: l’ONU ha registrato l’uccisione di 14 membri del personale delle Autorità idriche libanesi durante il conflitto del 2024. Il rapporto illustra come le squadre umanitarie si stiano adattando. In Afghanistan, circa il 65% dei sistemi idrici sostenuti dall’UNICEF funziona ora a energia solare, il che riduce la dipendenza dal carburante e dalla rete elettrica nazionale. In altri contesti, le squadre stanno formando meccanici locali, stoccando pezzi di ricambio prima che si verifichino danni e costruendo sistemi locali più piccoli, in modo che un singolo attacco non interrompa l’approvvigionamento a tutti.
Senza fondi, a rischio l’accesso all’acqua per milioni di bambini.
Tuttavia, questo lavoro è a rischio a causa di gravi tagli ai finanziamenti. Nei paesi in cui è in atto una risposta umanitaria coordinata in materia di WASH, 137,9 milioni di persone hanno bisogno di assistenza WASH, ma è stato ricevuto solo il 26% dei fondi necessari per il 2026.
L’UNICEF esorta le parti in conflitto, gli Stati membri, i donatori e gli attori umanitari e dello sviluppo a:
- Considerare i sistemi WASH nelle zone di conflitto come indispensabili per la sopravvivenza dei civili, in particolare dei bambini, e la loro protezione come essenziale per la realizzazione dei loro diritti fondamentali.
- Creare un meccanismo per raccogliere sistematicamente dati sugli attacchi che colpiscono i sistemi WASH nelle zone di conflitto.
- Proteggere i bambini e le comunità che ricorrono ai servizi WASH, nonché gli operatori del settore WASH e dell’energia.
- Garantire agli operatori umanitari, del settore WASH e dell’energia un accesso sicuro, tempestivo e senza ostacoli alle persone bisognose e alle forniture essenziali necessarie per mantenere in funzione i sistemi idrici ed energetici.
- Investire in approcci WASH resilienti ai conflitti e in misure di continuità dei servizi gestite a livello locale.
Water Under Fire volume 4 (in inglese)pdf / 16.05 Mb
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